Il patrimonio artistico della Fondazione deriva in gran parte
dagli antichi Luoghi Pii, dediti fin dal Medioevo a carità
e assistenza, e comprende miniature quattro-cinquecentesche,
affreschi trasportati su tela, pale d’altare, ritratti,
opere devozionali pervenute con i lasciti testamentari. Un
cospicuo gruppo di opere, soprattutto sculture lignee settecentesche,
proviene invece dai due orfanotrofi e in particolare dal maschile,
che con la riforma di Giuseppe II d’Asburgo di fine
Settecento fu trasferito nell’ex monastero di San Giovanni
Nuovo acquisendo tutte le opere che si trovavano nella omonima
chiesa annessa; analogamente l’Orfanotrofio femminile
trovò sede nell’ex monastero dei Santi Quirico
e Giulitta e acquisì la proprietà della chiesetta
con lo stesso titolo.
Il nucleo di dipinti e piccole sculture del Novecento cremonese
(Biazzi, Botti, Vittori, Tomè e altri) fu invece acquistato
dall’Ente Comunale di Assistenza (subentrato agli Istituti
settecenteschi), in genere in occasione di mostre, ma non
solo: ad esempio nel caso dei due bei ritratti di Carlo Vittori
fu la vedova del pittore ad offrirne l’acquisto all’Ente.
Il patrimonio si trova oggi conservato solo in parte presso
la sede: si tratta soprattutto di opere risalenti al XVII
secolo, come il ciclo di Storie bibliche di Francesco
e Pietro Antonio Picenardi (1687), lo Sposalizio della
Vergine di quest’ultimo (1686) o la notevolissima
pala con le Stigmate di San Francesco del pittore
genovese Andrea Carlone. Fra i ritratti, oltre alla serie
di Padri Somaschi (che ressero l’Orfanotrofio maschile
dal Cinquecento), sono di particolare pregio il presunto ritratto
di Agostino Gallarati, fondatore dell’Ospedale dei poveri
vergognosi, attribuito alla cerchia di Gervasio Gatti (ultimo
decennio del Cinquecento), e il Ritratto di ecclesiastico
riferibile a Stefano Lambri (inizi del Seicento).
Altre opere si trovano in depositi esterni: le più
importanti pale d’altare ed alcuni affreschi sono esposti
nel Museo Civico (bottega dei Bembo, Boccaccio Boccaccino,
Bernardino Gatti, Ber-nardino Campi); sculture lignee ed ancone
intagliate si trovano in diverse chiese della città
e della diocesi (Madonna del Popolo e San Giovanni
Battista in Cattedrale; Cristo morto in San
Sigismondo; ancone lignee in Sant’Ilario e nella parrocchiale
di Covo, in provincia di Bergamo); una pala seicentesca è
depositata presso la chiesa di San Giuseppe al Cambonino;
una pala di Bernardino Campi ed un’ancona lignea presso
Sant’Agata; una pala di Jacopo Ferrari (1653) in San
Rocco a Soresina; il ciclo di 18 tele con Storie di Sant’Omobono
di Bartolomeo Bersani (1602-14) è nella Sala dei Decurioni
del Palazzo Comunale; alcuni dipinti di diverse epoche sono
presso la Prefettura.
Quanto oggi resta è solo una parte delle opere un tempo
esistenti presso i Luoghi Pii cremonesi: al momento della
riforma settecentesca, infatti, un buon numero di opere –
sia dipinte che scolpite – venne alienato anche per
l’impossibilità di raccoglierle tutte nella sede
del nuovo Istituto Elemosiniere, il seicentesco palazzo del
Consorzio della Donna che oggi ospita la Fondazione. Le antiche
sedi dei Luoghi Pii furono adibite ad altri usi e in maggior
parte distrutte col tempo: basti citare quella della Compagnia
della Carità, che si trovava in via Palestro a fianco
della chiesa di San Vincenzo e conteneva un grande Crocifisso
affiancato da due angeli di Giacomo Bertesi, il maggiore scultore
barocco locale, oltre ad affreschi di Giovan Battista Natali
e Angelo Massarotti. Unica testimonianza resta ora il ritratto
a figura intera del benefattore grazie al quale, agli inizi
del Seicento, la sede fu costruita, Giacomo Maria Lupi,
attribuito a Giovan Battista Tortiroli.
Con la nascita della Fondazione nel gennaio 2004, al patrimonio
degli antichi Luoghi Pii si è aggiunto il cospicuo
numero di opere – circa 180 fra dipinti, disegni,
stampe e sculture – già ap-partenenti al Centro
geriatrico “Francesco Soldi”, costituitosi grazie
all’iniziativa del Dott. Gian-franco Malchiodi che
per primo, nel secolo appena trascorso, sollecitò
i pittori cremonesi ad arricchire il “Soldi”
con le loro opere (tradizione che da allora si è
mantenuta, anche se in modo diseguale, fino ai nostri giorni).
Il nucleo si compone soprattutto di dipinti, incisioni e
disegni dei maggiori artisti locali del Novecento: Mario
Biazzi e Renzo Botti, Carlo Vittori e Antonio Rizzi, per
arrivare ai più vicini come Egisto Naponi.
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