15/12/23

Avifauna in città, lo studio: specie perdute ed altre arrivate, ma il bilancio è negativo

156 specie di uccelli osservate durante la loro permanenza o il loro passaggio nei 1.430 ettari dell'area urbana di Cremona, per capire come è cambiata nell'arco di trent'anni l'avifauna cittadina. Con un  bilancio negativo: tra 1990 e 2021 sono scomparse o in diminuzione 88 specie di uccelli, contro le 30 specie che hanno fatto il loro ingresso in città. Ambiente più ospitale per molti versi rispetto ad una campagna quasi del tutto priva di siepi e fasce boscate tra un campo e l'altro, elementi fondamentali per garantire ai volatili luoghi dove nidificare, cibarsi e sostare.

E' uno studio che ha pochi eguali in Italia, quello effettuato dal professor Riccardo Groppali e presentato giovedi pomeriggio, 14 dicembre nella sede di Fondazione Città di Cremona, che ne ha curato la pubblicazione (il volume è in distribuzione gratuita presso la sede di piazza Giovanni XXIII)

"Avifauna della Città di Cremona tra 1990 e 2020 - Quattro studi ornitologici a cadenza decennale in ambiente urbano" è il titolo dell’indagine sugli uccelli nidificanti e svernanti che segue quelle effettuate con la medesima metodologia nei trienni 1990-1993, 2001-2004 e 2010-2013. L’area urbana è stata divisa  in unità di rilevamento ampie 0,25 kmq, e ciascuna delle oltre 2.600 schede o segnalazioni raccolte da Groppali con la collaborazione di 11 rilevatori è stata riferita al suo sito di censimento e alle tipologie urbane del punto di rilevamento, una peculiarità che, insieme all'estensione temporale ,  rende lo studio un unicum tra quelli di questo genere.

Dopo l'introduzione di Uliana Garoli, presidente di Fondazione Città di Cremona, che ha inquadrato la pubblicazione nell'ampio progetto di valorizzazione di Bosco Mainardi, Groppali ha passato in rassegna le principali motivazioni del progressivo inurbamento dell’avifauna, causato da una maggiore ricchezza ambientale rispetto alla campagna, un miglior microclima invernale, assenza di persecuzione antropica, compensata però da una particolare aggressività dei gatti, soprattutto ai danni degli uccelli più piccoli e che nidificano a terra. Ben 52 le colonie di gatti per 4000 esemplari, che, insieme ai cani lasciati liberi nelle zone periferiche, contribuiscono non poco ad eliminare i volatili più piccoli.

Le specie scomparse dalla città nell'ultimo ventennio sono 16 nidificanti e 13 svernanti e tra queste ci sono ad esempio l'averla, un piccolo falco, che si nutre di piccoli animali, un tempo presente al cimitero; sparito anche il corvo, uccello proveniente dall'Europa centrale che arrivava in zona per svernare: ora le temperature sono meno rigide e questo ha fatto diminuire la sua presenza dalle nostre parti oltre all'azione umana.

Oggetto di persecuzione da parte dell'uomo è anche la beccaccia, lo stesso Groppali ne aveva osservate un paio nell'ex vivaio delle serre comunali, in fregio alla tangenziale ed altre se ne trovavano nell'ex polveriera di Via Milano, dove il recente abbattimento degli alberi non ha giovato all'avifauna: "Capisco i motivi legati alla sicurezza", ha commentato lo studioso, "ma ci si poteva limitare ai pioppi più vicini all'ingresso, mentre eccessivo è stato aprire viali e vialetti per il passeggio". Altre considerazioni sulla gestione del verde in città sono state fatte durante la presentazione: è vero che ci sono più alberi nei parchi e giardini urbani pubblici e privati, che non nelle aree agricole circostanti, ma le potature drastiche eseguite per tanti anni hanno contribuito ad indebolire le piante.

In forte diminuzione anche le rondini, che nidificavano in città, minacciate da svariati elementi tra cui la riduzione di prati  (Groppali è l'ispiratore dei recenti "prati selvatici" lasciati crescere in varie zone di Cremona), la diversa struttura delle stalle, l'uso eccessivo di insetticidi; sempre meno anche i cardellini, in crisi profonda il passero d'Italia.

Stabile la tortora dal collare, animale proveniente dall'Asia che ha colonizzato tutta l'Europa, sta diminuendo probabilmente a causa della concorrenza del colombaccio, al contrario in grande espansione, con cui è in competizione per l'alimentazione.

Tra le presenze stabili o in crescita invece il picchio rosso maggiore che sta nidificando nei grandi giardini cittadini in quanto qui trova vecchi alberi in campagna quasi scomparsi; la ghiandaia; l'airone cinerino in quanto trova alimentazione nei corsi d'acqua dove le specie ittiche proliferano grazie alla buona capacità di depurazione degli scarichi cremonesi. Tra gli ultimi arrivati e sempre più numerosi, ci sono i gabbiani reali, specie "che ha persino iniziato a nidificare in città. Diventerà un problema tra qualche anno salire sui tetti per fare riparazioni, perchè i gabbiani diventano molto aggressivi dove nidificano". In crescita anche l'ibis sacro, il guardabuoi, l'occhione che a trovato casa nell'ex raffineria, il cavaliere d'Italia. Piccioni di città e colombacci sono pure in costante aumento: qui trovano cibo e riparo.

"I dati raccolti - afferma  Groppali - hanno evidenziato la forte crisi dell’avifauna urbana cremonese nell’ultimo decennio: escludendo le 29 specie con popolazioni stabili, quelle in diminuzione o scomparse sono 88, contro le 30 in aumento o non segnalate in precedenza. Gli uccelli portano colore e suoni in ambito urbano, la loro assenza si percepisce anche a livello uditivo. C’è da chiedersi se è questo che vogliamo davvero”.

"Lo studio, che con grande piacere collaboriamo a pubblicare - ha detto Uliana Garoli , presidente Fondazione Città di Cremona nel presentare l’evento  -  ci invita a spostare lo sguardo su quello che l’autore definisce l’”ecomosaico ambientale della città”. Ci stimola ad esplorare un aspetto della città che raramente osserviamo, se non quando capita di entrare in conflitto con le specie animali che la popolano.  È quindi un’occasione per riflettere sulle abitudini quotidiane e per interrogarci su come poterle  cambiare per dare il nostro personale contributo al futuro dell’ambiente urbano".

 La collaborazione tra Fondazione e il professor Groppali è nata dalla riscoperta di Parco Mainardi, parte del patrimonio della Fondazione Città di Cremona, di fianco al complesso di Cremona Solidale, un tempo giardino di una grande villa in stile liberty distrutta durante un intenso bombardamento avvenuto proprio un anno fa, il 15 dicembre del 1944. Venti le vittime civili la cui identità è stata da poco ricostruita dallo storico Fabrizio Superti, ma il lungo abbandono del sito ha favorito la rinaturazione del parco, oggi diventato scrigno di biodiversità.