
Fondazione Città di Cremona è tra i soggetti che partecipano al progetto Casa V.E.R.A., acronimo di Vittime di violenza, Emergenza, Rifugio, Accoglienza, parole che sintetizzano l’obiettivo: fornire una protezione in maniera tempestiva alle donne vittima di violenza domestica. Partecipando alla rete di scopo che vede come “motori” l’associazione Aida e il Rotary Club di Cremona, Fondazione mette a disposizione un alloggio a Cremona, in cui le vittime con i loro figli potranno trovare riparo quando la loro situazione richiede un allontanamento immediato dal nucleo famigliare per ragioni di sicurezza.
Un alloggio completamente ristrutturato per ospitare madri con figli al seguito, disponibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, con la presenza di un educatore. Una novità assoluta per la città di Cremona, dove le volontarie di A.i.d.a. (associazione incontro donne antiviolenza) fin dal 2001 sono il punto di riferimento delle istituzioni per assistere le vittime di violenza domestica con una rete di servizi che vanno dallo sportello di ascolto, alla Casa rifugio Aida aperta nel 2017 in uno stabile donato da un benefattore, fino all’appartamento Alice per la semiautonomia, sempre messo a disposizione da Fondazione.
Quello che mancava era l’alloggio di emergenza, Casa V.E.R.A. appunto, presentato nel pomeriggio di mercoledì 5 novembre al Relais Convento da Alessia Zucchi, presidente Rotary Cub Cremona, Elena Guerreschi, presidente Aida, Giuseppe Foderaro, presidente di Fondazione Città di Cremona, Cesare Macconi, presidente Fondazione Comunitaria e Roberto Guareschi in rappresentanza di Fondazione Banca Popolare di Cremona.
Fanno parte della Rete di Scopo inoltre, Fondazione Arvedi Buschini, Prefettura di Cremona, Comune di Cremona, ASST Cremona, Azienda Sociale Cremonese, Consigliera di Parità della Provincia di Cremona, Coop.Cosper, Coop.Nazareth.
Un progetto che prevede un investimento di 160mila euro, per la ristrutturazione e gli arredi, curati dall’architetto Elisa Goi, ma anche l’attivazione della rete di assistenza alle ospiti e che vedrà la luce l’anno prossimo, anno in cui il Rotary di Cremona festeggia il centenario di Fondazione. “Furono diciannove i cremonesi che si riunirono l’8 marzo 1926 per dargli vita, in primis Amilcare Robbiani”, ha ricordato la presidente Alessia Zucchi. “Al momento della sua fondazione il Rotary Cremona risultava composto ‘da uomini tra i più rappresentativi della città’, ma oggi abbiamo voluto rivolgere il nostro impegno a favore della tutela delle donne e della maternità. Il Service del centenario ha un duplice obiettivo: creare un luogo di protezione in fase di emergenza e creare sinergie tra pubblico e privato per far sapere alla comunità cremonese e alle donne vittime che la città, con le sue realtà operanti nel terzo settore e non solo, è presente per dare una risposta concreta di accoglienza, ricreando un ambiente caldo e protetto e sostenendo il coraggio della denuncia degli atti di violenza domestica”.
“Il progetto ci è subito piaciuto subito – ha spiegato il presidente Foderaro – perchè non si tratta solo di mettere a disposizione una casa, ma è la risposta a un bisogno importante che c’è in città.
Dobbiamo essere tutti consapevoli che le risposte alle fragilità non possono più arrivare, nella maggior parte dei casi, da un soggetto solo, quello che crea la differenza è mettere a fattore comune le esperienze di ciascuno.
Sono personalmente molto contento per le finalità, la modalità e per il fatto che si siano messi insieme tanti soggetti diversi, privati, istituzionali e pubblici perché solo così si possono affrontare con efficacia le sfide di uno stato sociale che talvolta non riesce a tenere il passo. La sussidiarietà e gli enti intermedi rendono quindi possibile ciò che il solo pubblico fatica a realizzare. Questo è l’atteggiamento vincente nelle risposte ai bisogni di una collettività; Fondazione, secondo le sue possibilità, continuerà ad essere di supporto alla realizzazione e gestione di progetti a beneficio delle persone con difficoltà”.
Come ha spiegato Elena Guerreschi, la permanenza della donna e dei figli minori in struttura sarà gratuita per la donna e i costi di funzionamento verranno sostenuti dai Comuni di residenza come avviene per le strutture di ospitalità in via generale.
La richiesta di inserimento potrà avvenire tramite i canali della rete: principalmente Forze dell’Ordine, Servizi Sociali, Pronto Soccorso, ma anche da altri”.
Aida gestirà il funzionamento della Casa mediante la convenzione con la Cooperativa Cosper che già gestisce le altre case del Centro antiviolenza nonché il servizio di PIS, Pronto Intervento Sociale, il servizio che interviene in emergenza durante gli orari e i giorni di chiusura dei servizi sociali. La coop. Nazareth fornirà se necessario i servizi di mediazione linguistica e culturale.
La permanenza sarà di 15 giorni rinnovabili di altri 15 e non oltre un mese, un periodo che servirà per valutare quali strade possano essere intraprese dalla donna, ad esempio la scelta di una nuova comunità, il rientro nella casa familiare dopo l’allontanamento del partner, il trasferimento in altre province o regioni o presso amici o parenti.
Durante il soggiorno alla donna verranno offerti servizi di welfare e di sostegno al reddito, percorsi di alfabetizzazione se necessari; l‘inserimento in progetti per la formazione, l’orientamento o la ricerca di lavoro. Ma in primo luogo la casa rappresenterà un luogo accogliente, famigliare, in grado di far superare lo stress accumulato.
Plauso all’iniziativa è stato espresso dalla viceprefetto vicario, Iole Galasso: “Il problema della violenza domestica è sempre più sentito, tutto quanto si riesce a mettere in campo per fronteggiarlo è fondamentale, perché non c’è giorno in cui non abbiamo notizie di maltrattamenti. Sicuramente questa casa sarà un luogo accogliente per donne e bambini in condizione di grandissima difficoltà”.
“E’ da tempo che provo vergogna, come uomo, verso i maschi che affrontano le relazioni affettive sulla base di rapporti di forza e possesso”, ha commentato Cesare Macconi. “I tanti episodi di violenza sulle donne, i femminicidi, sono segno dell’incapacità di molti uomini di affrontare la sconfitta e vivere la relazione affettiva sulla base di rapporti paritari. Sono quasi al termine del mio mandato – ha poi aggiunto – e mi adopererò per quanto possibile per far sì che il prossimo presidente di Fondazione Comunitaria sia una donna”. Un modo, ha spiegato, per contribuire a quel percorso di parità tra i sessi ancora lontano dall’essere raggiunto e che è parte del problema legato alla violenza di genere.





